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PREMESSA
Il supporto psico-sociale, nella talassemia come nelle altre malattie
croniche, costituisce un’area della medicina nella quale non sono molto
numerosi studi formali tali da fornire indicazioni “basate sulla medicina
dell’evidenza”. Questa situazione è determinata, in parte, dai diversi
fattori ambientali (situazione organizzativa, culturale, situazione
economica) che interagiscono nella strategia d’intervento.
Nel 1990 si è attivato un “Gruppo Italiano di Studio per i Problemi
Psico-Sociali della Talassemia e della Emoglobinopatie” che pubblicò un
documento dal titolo “Raccomandazioni per il supporto psico-sociale”. Tale
documento fu messo a punto tra gli anni 1987-1995 da un gruppo di lavoro
nell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’attuale documento si ispira a tali raccomandazioni (1) ed è stato
elaborato da un gruppo di lavoro, coordinato da G. Masera, che si è riunito
a Napoli l’1-2 Luglio 2005. Tale gruppo era costituito da medici esperti di
talassemia, psicologi, psichiatri, assistenti sociali, un sociologo e
numerosi adulti con talassemia provenienti da tutte le regioni italiane.
INTRODUZIONE
I progressi terapeutici conseguiti negli ultimi 30 anni hanno determinato
importanti miglioramenti nello stato di salute, nella durata e nella qualità
di vita dei soggetti con talassemia, così che oggi tale malattia può essere
considerata a “prognosi aperta” e proiettata verso la guarigione, se la
terapia “convenzionale” (trasfusioni periodiche di globuli rossi, terapia
ferrochelante) viene effettuata in modo ottimale (2,3) fin dai primi anni di
vita .
A questo si può aggiungere che il trapianto di cellule staminali ha permesso
di ottenere la “guarigione” in oltre l’85% dei soggetti con donatore
familiare HLA compatibile (4).
Risultati promettenti sono stati ottenuti anche con donatori compatibili non
familiari, individuati dalla Banca Donatori di Midollo Osseo (5,6).
Importanti progressi sono, inoltre, stati conseguiti negli ultimi anni nella
ricerca sulla terapia genica (7) anche se dovranno essere confermati da
“trials clinici” di fase I sull’uomo. Per questi motivi, si è molto
modificato il modo con cui la talassemia viene affrontata dagli stessi
interessati, dai loro familiari e dai vari operatori sanitari. Si ha oggi un
maggiore ottimismo che ha generato una speranza in un futuro in cui sempre
più soggetti con talassemia potranno raggiungere la guarigione. Comunque per
tutti, se trattati adeguatamente, si prospetta una durata e qualità di vita
sempre migliori.
Tale miglioramento si potrebbe ulteriormente esplicitare anche attraverso un
cambiamento del lessico per cui, in queste Raccomandazioni, ci riferiremo a
“soggetti con talassemia” e non più a “pazienti talassemici” o “talassemici”.
Alla luce di queste considerazioni assume sempre maggiore importanza il
concetto di “assistenza globale” (olistica) rivolta ai “soggetti con
talassemia”, assistenza intesa come terapia medica e intervento psicologico,
sociale ed educativo, avente come obiettivo principale la migliore qualità
di vita e l’inserimento nella vita sociale al più alto livello possibile
(8).
A. LA FAMIGLIA
I genitori devono essere sostenuti emotivamente così da poter aiutare il
figlio a realizzare il suo percorso educativo e formativo in un’ottica di
progressiva autonomia e di possibile guarigione , evitando l’iperprotezione
ed attuando un comportamento educativo analogo a quello dei fratelli e delle
sorelle (9,10).
I genitori devono incoraggiare l’adesione scrupolosa e continua ai
trattamenti, con la ferma convinzione che questi rappresentino al momento
attuale il migliore approccio terapeutico possibile. È opportuno che anche i
fratelli e le sorelle siano coinvolti a partecipare alle problematiche che
la famiglia affronta nel percorso di crescita del soggetto con talassemia. A
tutti i componenti della famiglia deve essere garantito un adeguato supporto
psicologico e sociale.
Per intervento psicologico intendiamo un intervento di “counselling” atto a
promuovere lo sviluppo, l’autonomia, la valorizzazione delle risorse
personali dell’individuo e la sua capacità di gestione dei problemi
all’interno di una relazione.
Per intervento psico-sociale intendiamo,invece, un intervento rivolto a
risolvere problematiche a livello socio-economico e relazionale. In questa
prospettiva si possono anche realizzare attività di promozione sociale e di
prevenzione volte a sensibilizzare ed informare la popolazione sulle
tematiche della talassemia
I genitori devono essere informati adeguatamente e continuamente aggiornati
sui nuovi progressi e su eventuali innovazioni terapeutiche.
Occorre ricordare che l’intervento psico-sociale va modulato sulle esigenze
dei singoli casi e quindi sarà il gruppo degli operatori sanitari a valutare
le modalità di intervento più idonee.
È compito del Centro di cura stimolare i rapporti con le famiglie dei
soggetti con talassemia, proponendo la partecipazione attiva a specifici
programmi sociali ed il contatto con le associazioni di supporto.
B. STRUTTURA DEI SERVIZI MEDICI – STRATEGIE DI INTERVENTO
Il supporto psicosociale è una parte essenziale del trattamento globale dei
soggetti con talassemia. La responsabilità del trattamento complessivo deve
essere riposta in modo chiaro in una equipe multidisciplinare coordinata da
un medico responsabile che rimanga sempre lo stesso il più a lungo possibile
per assicurare la continuità delle cure.
Idealmente, il trattamento della talassemia richiede l’impegno di un gruppo
multidisciplinare composto da: il medico responsabile, gli infermieri,
l’assistente sociale,i consulenti specialisti, lo psichiatra o lo psicologo.
Spetta al medico responsabile il coordinamento del gruppo multidisciplinare.
È opportuno che da un lato tutti i componenti dell’équipe abbiano avuto una
formazione specifica sulla talassemia e sul “counselling” e dall’altro che
lo psicologo o lo psichiatra abbiano esperienza sul trattamento delle
malattie croniche.
È molto importante che un componente del gruppo multidisciplinare riservi
tempo e spazio adeguati ad incontrare sia i genitori che i pazienti durante
le visite al centro di cura.
È auspicabile che, in caso di morte, vi sia una comunicazione agli altri
soggetti con talassemia, nei tempi e secondo modalità preventivamente scelti
e condivisi nei singoli centri.
E’ bene facilitare il processo di elaborazione del lutto sia all’interno
dell’èquipe curante che con quei soggetti che segnalano disagi conseguenti
alla comunicazione dell’evento.
C. BAMBINO ED ADOLESCENTE
I bambini con talassemia crescono in continuo contatto con le cure mediche.
Questo confronto con le difficoltà derivate dalla patologia cronica offre
loro la possibilità, se sostenuti adeguatamente dalla famiglia, dalla scuola
e dall’equipe curante, di esprimere, crescendo, una spiccata voglia di
vivere in modo normale ed una naturale capacità di fronteggiare la malattia,
quindi di sviluppare un positivo comportamento adattivo (resilienza)
(11,12)).
Questi concetti sono già stati enunciati vari anni fa da C. Vullo a
conclusione di uno studio condotto a Ferrara (11). In tale studio gli
adolescenti talassemici hanno dimostrato un normale sviluppo psicologico e
sociale con una valutazione migliore rispetto ai coetanei in alcune aree
relative all’autostima. Si identificò nel “fattore V” l’elemento critico di
tale successo ( per “fattore V” intendiamo il ruolo determinante del medico,
nel caso specifico il responsabile di tale Centro, C. Vullo, che ha saputo
trasfondere ai suoi talassemici non solo sangue ma,soprattutto, fiducia,
ottimismo e forza d’animo).
I soggetti con talassemia dovrebbero essere periodicamente aggiornati sui
progressi che la ricerca scientifica ottiene, così da diventare “esperti”
del loro problema e, quindi, consapevoli dell’importanza della terapia e
della sua adeguata applicazione. Essi devono essere, inoltre, coscienti del
fatto che le complicanze, che possono comparire nel corso degli anni, non
necessariamente rappresentano un aggravamento della prognosi.
Essi devono essere spronati a guardare al futuro con speranza ed ottimismo.
A tal fine devono essere stimolati a partecipare ai programmi ed alle
iniziative che hanno per scopo la promozione dell’autogestione della
malattia. Gli interventi medici, psicologici e sociali devono stimolare lo
sviluppo armonico in accordo con le capacità individuali.
C1. SCUOLA ED APPRENDIMENTO
L’integrazione del bambino a scuola costituisce un momento fondamentale per
il suo sviluppo psicologico e sociale. Scopo ultimo è l’evoluzione del
bambino in un adulto che partecipi a pieno titolo alla vita sociale.
Qualora insorgano problemi nella classe, può essere utile che il medico si
renda disponibile a contattare la scuola, previa autorizzazione del soggetto
interessato e/o dei genitori.
Il soggetto con talassemia deve essere educato a seguire un percorso
formativo verso l’autonomia in modo analogo ai suoi coetanei.
D. ADULTO CON TALASSEMIA
D1. LAVORO
Al fine di facilitare l’integrazione nella società, tutti coloro che si
occupano sul piano medico, educativo e psicologico dei soggetti con
talassemia devono preoccuparsi di prepararli promovendone l’indipendenza,
per l’inserimento al più alto livello possibile nel mondo del lavoro.
Le Associazioni attraverso contatti con esperti potrebbero rendere
disponibili informazioni relative alle prospettive di lavoro ai soggetti con
talassemia.
Deve essere incoraggiata la cooperazione e la comunicazione con le strutture
che hanno la responsabilità dell’inserimento nel mondo del lavoro.
È consigliabile ricorrere ai sussidi assistenziali soltanto quando veramente
necessario. È auspicabile che i soggetti con talassemia vengano stimolati a
percorsi formativi così da promuovere la valorizzazione delle proprie
capacità personali.
D2. INTERVENTI DI TUTELA SOCIALE
Tali tipi di intervento,benché importanti in quanto possono rimuovere quelle
condizioni di tipo economico ed organizzativo che possono costituire un
ostacolo,non devono mai essere considerati sostitutivi dell’attività
lavorativa e della possibilità di sviluppo delle capacità lavorative dei
soggetti con talassemia. Va,quindi,evitato che tali provvedimenti assumano
un carattere di iperprotezione e di discriminazione sociale con possibilità
di ostacolare il soggetto con talassemia a considerarsi (ed a essere
considerato) una persona che, seppur con problemi, è in grado di avere una
vita personale e sociale del tutto normale.
D3. COPPIE
Alle nuove coppie, alle coppie a rischio o alle coppie con diagnosi
prenatale di feto con talassemia e alle coppie con soggetti adulti con
talassemia, è opportuno che vengano date informazioni corrette ed obiettive
sia circa la patologia “talassemia” che sulla sua prognosi e qualità di
vita, anche con l’aiuto del “paziente esperto”, affinché possano scegliere
secondo coscienza ed in piena autonomia in merito alla procreazione.
I genitori maturi e gli stessi soggetti talassemici “esperti”, possono
essere invitati a collaborare con l’èquipe assistenziale grazie al loro
peculiare ruolo di “testimoni autorevoli”.
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“ Ogni
persona brilla con luce propria fra tutte le altre cose. Non ci sono due
fuochi uguali, ci sono fuochi grandi, fuochi piccoli e fuochi di ogni
colore. Ci sono persone di un fuoco sereno, che non sente neanche il
vento e persone di un fuoco pazzesco, che riempie l’aria di scintille.
Alcuni fuochi, fuochi sciocchi, né illuminano, né bruciano, ma altri si
infiammano con tanta forza che non si può guardarli senza esserne
colpiti e chi si avvicina si accende |
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“
Eduardo Galeano – Il libro degli abbracci – Sperling&Kupfer 2005” |
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