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Home - La Thalassemia - Linee guida per le complicanze cardiache nella thalassemia major - Prevenzione e terapia dello scompenso cardiaco nella thalassemia

Prevenzione della disfunzione cardiaca

Per quanto la cardiomiopatia resti tuttora la causa principale di morte nella talassemia, l’introduzione della terapia chelante ha ridotto drasticamente l’incidenza di disfunzione miocardica ed ha determinato un importante aumento della sopravvivenza.
Inoltre, l’incremento progressivo della sopravvivenza dimostrato da studi molto recenti, permette di prevedere un’ulteriore beneficio nelle generazioni che hanno avuto una precoce ed efficace chelazione.
L’effetto di prevenzione del danno miocardio è certo per la desferrioxamina.
L’efficacia ferrochelante della desferrioxamina e del deferiprone sembra sovrapponibile.
Di recente è stato postulato un’effetto di deplezione del ferro miocardio più marcato per il deferiprone che per la desferrioxamina,ma gli studi clinici che suggeriscono un maggiore effetto “protettivo” cardiaco del deferiprone sono pochi, retrospettivi e non esenti da vizi metodologici. Pertanto, l’assunto di una cardiospecificità del deferiprone aspetta conferme in studi controllati.
La terapia di associazione o di combinazione dei due farmaci ha presupposti teorici d’interesse, ma non ha ancora documentazioni certe per quanto riguarda l’efficacia nella profilassi della cardiomiopatia.
L’efficacia di nuovi chelanti che sono in studio è ancora da validare.
Nuove prospettive di ricerca riguardano l’uso di calcioantagonisti, di antiossidanti e del carvedilolo ma il loro valore clinico è ancora da verificare.

In sintesi:
- Il paziente con talassemia va trattato con ferrochelanti iniziando dall’età di circa tre anni quando i livelli di ferritina sono intorno a 1000µg/dL (valore ottenuto in 2-3 determinazioni) o i livelli di ferro intraepatico sono tra 3,2 e 7mg di ferro per grammo di peso secco;
- La scelta del farmaco da usare va individualizzata; intolleranza, bassa compliance, insorgenza di effetti collaterali, e, non ultimo, valutazioni personali del medico e del paziente, possono indirizzare verso la scelta di uno dei due farmaci maggiori;
- L’azione alternata dei due farmaci riduce gli effetti collaterali di ciascuno di essi; l’azione combinata migliora la chelazione ma con il rischio di maggiori effetti collaterali;
- La dose dei farmaci o della combinazione di essi, deve essere atta ad ottenere target terapeutici considerati validi.

Terapia

I protocolli terapeutici qui descritti sono quelli utilizzati nella pratica clinica dei Centri partecipanti alla stesura di queste Linee Guida e derivano dai dati della letteratura nella popolazione generale

SCOMPENSO CARDIACO
Le caratteristiche di insorgenza e di evoluzione di questa patologia nel soggetto con talassemia risultano diverse da quelle della popolazione generale e spesso la prognosi risulta peggiore nel breve periodo.Riveste pertanto particolare importanza la prevenzione della disfunzione miocardica sia attraverso adeguati regimi trasfusionali e chelanti sia mediante l’utilizzo di farmaci cardioattivi.

A) PREVENZIONE DELLO SCOMPENSO CARDIACO
Nella fase definita come disfunzione ventricolare sx asintomatica o iniziale si consiglia la terapia con ACE-inibitori a basso dosaggio, progressivamente crescente, che sembra prevenire la dilatazione ventricolare sx e la comparsa di sintomi21. La terapia effettuata con questi accorgimenti risulta ben tollerata nella maggioranza dei pazienti pur tendenzialmente ipotesi. E’ pratica comune in alcuni centri l’utilizzo del beta-bloccante (carvedilolo) a basso dosaggio con la stessa indicazione.

B) SCOMPENSO CARDIACO (SC) MODERATO AD INSORGENZA PROGRESSIVAMENTE INGRAVESCENTE
• Terapia diuretica con diuretico dell’ansa, a dosi eventualmente crescenti;
• ACE-inibitori se non già in terapia (sartanici con le stesse indicazioni della popolazione generale);
• Diuretici risparmiatori di potassio;
• Digitale in presenza di fibrillazione atriale per il controllo della frequenza cardiaca;
• Carvedilolo (o metoprololo, bisoprololo) a basse dosi , frazionate, da aumentare nel tempo (es. carvedilolo a dose iniziale 3,125 mg x 2 die)

B1) SC CON EVIDENZA DOCUMENTATA O ALTAMENTE VEROSIMILE DI SOVRACCARICO DI FERRO

L’effetto di prevenzione sulla cardiomiopatia della terapia chelante è certo. Ancora discussa è l’efficacia terapeutica della iperchelazione nella disfunzione miocardia. Qualche studio, anche recente6, dimostra effetti positivi (regressione della disfunzione ventricolare);gli studi sono comunque pochi e con casistiche non ampie.
Si ritiene comunque di suggerire una chelazione “intensiva” al comparire di segni di scompenso se vi è evidenza di sovraccarico di ferro.Sarà opportuno in tali casi monitorare in modo stretto il paziente anche per possibili effetti collaterali6.

• Le modalità di somministrazione che sono state suggerite6 sono:
- somministrazione continua di desferrioxamina attraverso catetere centrale con dosi di 50-100 milligrammi/chilogrammo al dì;
- somministrazione continua di desferioxamina per via venosa periferica (100 milligrammi pro chilo al dì) embricando con la terapia sottocutanea;
- somministrazione sottocutanea continua (40/60 milligrammi pro chilo 7/7 giorni);
- terapia combinata.

• L’utilizzo della terapia combinata o alternata di DFO e deferiprone trova riscontro nella pratica clinica pur non esistendo letteratura in merito e deve essere considerata, in questo momento, sperimentale e da effettuare possibilmente, all’interno di studi clinici controllati.

B2) SC DA VEROSIMILE EPISODIO MIOCARDITICO

• Terapia convenzionale;
• Diagnostica e terapia della patologia infettivo – infiammatoria di base.

C) SCOMPENSO CARDIACO ACUTO (SCA)
• Ricovero ospedaliero con cure individualizzate

D) SCOMPENSO CARDIACO GRAVE REFRATTARIO
• Trapianto cardiaco e/o meccanismi di supporto al circolo: dati aneddotici in letteratura22.

IPERTENSIONE POLMONARE ( GRAVE – MODERATA , SINTOMATICA )

1. Vi è indicazione alla scoagulazione cronica per os e per l’O2 -terapia in continuo;
2. Per quanto riguarda i vasodilatatori ed in particolare i calcio-antagonisti (es. nifedipina ad alto dosaggio) questi risultano efficaci in acuto in meno del 30% dei pazienti e presentano elevata incidenza di tachifilassi. Risultano di difficile utilizzo in pazienti con talassemia che sono tendenzialmente ipotesi;
3. Sildenafil citrato: risulta efficace e ben tollerato in casi aneddotici23 ed è in corso uno studio clinico controllato;
4. Antagonisti dell’endotelina: bosentan il cui utilizzo può risultare limitato dall’effetto di incremento sugli enzimi epatici già frequentemente alterati nei talassemici con Epatopatia;
5. Per quanto riguarda le prostacicline in infusione continua o per somministrazione inalatoria, non esiste esperienza specifica.

ARITMIE IPERCINETICHE MAGGIORI , VENTRICOLARI E SOPRAVENTRICOLARI

A) IN PRESENZA DI SEGNI E SINTOMI DI CARDIOPATIA
• Si applica quanto vale per la popolazione generale , privilegiando l’utilizzo di farmaci non inotropi negativi e con bassa probabilità di effetto proaritmico;
• Si rammenta la coesistenza di patologie endocrino-metaboliche che alterano l’effetto dei farmaci;
• Devices antiaritmici con indicazione come per la popolazione generale;
• Terapia anticoagulante in presenza di aritmia cronica da F.A.

B) IN ASSENZA DI SEGNI E SINTOMI DI CARDIOPATIA
• Si applica quanto vale per la popolazione generale;
• Da valutare nel singolo caso metodiche di ablazione del focus aritmogeno.

 
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