Con sentenza n. 5964/16 la Corte di Cassazione ha nuovamente ribadito che i diritti esercitati dagli eredi iure proprio si prescrivono in dieci anni.

Innanzi tutto, la Corte ha ricordato che “la giurisprudenza di questa Corte sulla scia delle ben note pronunce emesse dalle Sezioni Unite in data 11 gennaio 2008 (dalla n. 576 alla n. 584) … ha chiarito che la responsabilità del Ministero della salute per i danni” conseguenti ad emotrasfusioni con sangue ed emoderivati infetti “ha natura extracontrattuale, sicché il diritto al risarcimento è soggetto alla prescrizione quinquennale ai sensi dell’art. 2947 c.c., comma 1, non essendo ipotizzabili figure di reato (epidemia colposa o lesioni colpose plurime) tali da innalzare il termine ai sensi del cit. art. 2947 c.c., comma 3”.

Peraltro, “in caso di decesso del danneggiato a causa del contagio, la prescrizione rimane quinquennale per il danno subito da quel soggetto in vita, del quale il congiunto chieda il risarcimento iure hereditatis, trattandosi pur sempre di un danno da lesione colposa, reato a prescrizione quinquennale …, mentre la prescrizione è decennale per il danno subito dai congiunti della vittima iure proprio in quanto, per tale aspetto, il decesso del congiunto emotrasfuso integra omicidio colposo, reato a prescrizione decennale”.

In altri termini, “ciò che qualifica la fattispecie ai fini del calcolo della prescrizione è, da un lato, il reato che viene invocato come presupposto (lesioni colpose ovvero omicidio colposo) e, dall’altro, il titolo che sta a fondamento della domanda. Pertanto, se i congiunti agiscono iure hereditatis, essi non possono far valere altro che il reato di lesioni, perché quello è il solo reato rispetto al quale il defunto avrebbe potuto avanzare una pretesa risarcitoria diretta; viceversa, qualora essi agiscano iure proprio, cioè chiedendo il risarcimento di un danno diretto da loro patito per la morte del congiunto, allora è invocabile il delitto di omicidio colposo, con la conseguenza che la prescrizione eventualmente più lunga valevole in sede penale è applicabile anche all’azione risarcitoria civile ai sensi dell’art. 2947 c.c., comma 3”, quindi, nel caso di specie, il termine decennale previsto per l’omicidio colposo.

La Cassazione non manca di ricordare che tale termine è attualmente di sette anni, a seguito della riforma della prescrizione operata con L. 5 dicembre 2005, n. 251 (la c.d. legge Cirielli).

Quest’ultima modifica non è peraltro rilevante nel caso di specie, in quanto occorre fare riferimento, come sopra si è evidenziato, alla data della consumazione del reato, e quindi al contagio, contagio anteriore al 5 dicembre 2005. Invero, “nell’ipotesi di illecito civile costituente reato, qualora, ai sensi dell’art. 2947 c.c., comma 3, occorra fare riferimento al termine di prescrizione stabilito per il reato e questo sia stato modificato dal legislatore rispetto al termine previsto al momento della consumazione dell’illecito, deve applicarsi il termine di prescrizione del momento di consumazione del reato, valendo il principio di irretroattività della norma e non rilevando, agli effetti civilistici, il principio della norma più favorevole”.

Avvocati Sabrina Cestari e Alberto Cappellaro

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