6 Compliance e farmacocinetica

Questo capitolo vuole ricordare ai pazienti che è essenziale seguire le indicazioni terapeutiche ed osservare bene la cura prescritta dal proprio medico. Gli anglosassoni usano l’espressione: compliance with treatment. Si traduce in “aderenza alla terapia”, ma si possono usare anche altre parole per esprimere un importante concetto: la cura va osservata, sempre, correttamente e scrupolosamente! I pazienti talassemici guardano alla ricerca e alle nuove scoperte mediche con fiducia e grande speranza per il futuro, ma nel frattempo, proprio perché sono già disponibili terapie efficaci, possono aiutare se stessi in un modo semplice e valido: OSSERVANDO CORRETTAMENTE LA PROPRIA CURA!

Lo sviluppo di farmaci da somministrare oralmente ha cambiato in modo significativo il percorso della cura del sovraccarico di ferro nella talassemia. Questo progresso non solo permette ai pazienti di avere una migliore qualità di vita sociale e familiare ma affida loro la responsabilità di gestire la cura e di garantirne la potenziale efficacia. Il percorso di cura autonoma del paziente è una sfida da raccogliere.

Che cosa significa “osservare la cura”?

Osservare la cura e rispettare la terapia prescritta è il modo in cui un paziente assume il medicinale, seguendo le istruzioni del suo medico riguardo a:

• assumere la dose giusta;

• assumere la terapia all’ora esatta;

• assumerla nel modo migliore;

• prestare attenzione a non mangiare cibi o a non prendere altri farmaci che potrebbero interagire negativamente con la terapia ferrochelante.

Rispettare la terapia gioca un ruolo vitale nella lotta contro la malattia e consente alle persone di gestire bene il trattamento e di svolgere una parte importante nella cura. Il sovraccarico di ferro è sempre una minaccia per la vita. Per questo il rispetto della cura è essenziale se i pazienti vogliono avere la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine.

Alcuni fattori possono contribuire al mancato rispetto della cura:

• disturbi psicologici, dipendenza o assuefazione all’alcool, droghe e antidepressivi;

• problemi finanziari, sociali, familiari o professionali;

• uno schema di cura difficile da seguire;

• problemi di relazione con il medico;

• handicap mentali o fisici, malattia psichiatrica semplicemente la routinarietà della somministrazione quotidiana.

L’IMPORTANZA DI CONOSCERE…..

La maggior parte dei problemi nell’osservare correttamente la terapia è dovuta alla mancanza di informazione sulla malattia. I pazienti affetti da talassemia devono capire ed accettare che si tratta di una malattia cronica e seria, che comporta un rischio di mortalità se non curata efficacemente.

IL TRATTAMENTO FARMACOLOGICO DEL SOVRACCARICO DI FERRO

I pazienti con talassemia oggi possono beneficiare di terapie ferrochelanti che sono meno limitanti rispetto a quelle del passato. Questo progresso non solo permette ai pazienti di avere una migliore qualità di vita sociale e familiare, ma affida loro la responsabilità di gestire la cura e di garantirne la potenziale efficacia. È bene sapere che l’azione di questi farmaci si realizza solo in presenza di adeguate concentrazioni di farmaco: pertanto è indispensabile continuare ad assumerli scrupolosamente, correttamente e regolarmente per tenere sotto controllo le complicanze. Può accadere che alcuni pazienti decidano autonomamente di ridurre o interrompere la terapia, di “saltare” alcune dosi di farmaco senza parlarne col medico. Questo è sempre un grave errore perché può condurre ad un accumulo di ferro e a possibili complicanze a livello di diversi organi.

Che viaggio compie il farmaco nell’organismo?

Per capire l’importanza dell’adesione alla terapia, occorre sapere cosa succede quando un farmaco viene introdotto nell’organismo: come viene assorbito, distribuito ed eliminato e soprattutto come riesce a raggiungere una concentrazione adeguata ad assicurare l’effetto terapeutico voluto. Questo processo, in termini specialistici, viene chiamato: farmacocinetica. Il successo di una terapia è legato alla correttezza della diagnosi, della scelta terapeutica e della sua ottimale assunzione.

La concentrazione di un farmaco nel sito d’azione è fondamentale per determinare la risposta a tale terapia:

• un dosaggio troppo basso non garantisce risposte adeguate;

• un dosaggio troppo alto potrebbe causare effetti collaterali, anche di entità tale da richiedere la sospensione della terapia e vanificarne l’efficacia.

Una volta stabilito il farmaco da usare, è quindi importante raggiungere una concentrazione che è in grado di dare il successo terapeutico. La prima fase della terapia è quindi l’assorbimento che consente il passaggio del farmaco al torrente circolatorio. Da qui il farmaco si diffonde in tutti gli organi del corpo: questo processo viene definito distribuzione. In questa fase il farmaco è in grado di raggiungere il sito d’azione. Infine, il farmaco viene eliminato attraverso le urine e/o le feci.

La somministrazione e la posologia

In linea generale, ogni farmaco deve essere somministrato a determinati dosaggi e intervalli, in modo da mantenere una concentrazione costante nel tempo, tale da garantire una copertura farmacologica efficace. Ad esempio, nel caso di un antibiotico, l’assunzione a tempi ben definiti permette di mantenere costante l’attività sui batteri per garantirne la completa eliminazione. La mancata o errata assunzione di una dose del farmaco può comportare importanti ripercussioni sul controllo della malattia. Infine, un’assunzione non ottimale del farmaco può indurre fenomeni di resistenza, cioè di scarsa risposta anche quando si ripristina l’assunzione di farmaco. Ad esempio, sempre nel caso di un antibiotico, la mancata assunzione può provocare la ripresa dell’infezione che potrebbe non essere più controllabile con lo stesso farmaco.

Una corretta assunzione del farmaco è quindi determinante per il successo di una terapia.

A DIGIUNO O A STOMACO PIENO?

Come già anticipato, il processo di assorbimento consiste nel passaggio di un farmaco nella circolazione sanguigna. Nel caso della somministrazione per via orale, numerosi fattori possono influenzare l’assorbimento dei farmaci:

• il cibo;

• la contemporanea somministrazione di altri farmaci;

• la presenza di malattie dell’apparato digerente.

In genere questi fattori possono alterare la quantità di farmaco presente nel sangue e di conseguenza il suo effetto terapeutico che potrà aumentare o diminuire. Non va sottovalutato il rapporto che esiste tra gli alimenti e le medicine. Ecco perché, a seconda del farmaco e delle sue caratteristiche, alcune terapie andranno assunte durante i pasti, altre a digiuno oppure senza alcuna differenza. Ma cosa si intende quando sul foglietto illustrativo troviamo la dizione “a digiuno” o “lontano dai pasti” oppure perché è raccomandato che venga assunto a stomaco pieno? Nel primo caso si intende che l’assunzione del farmaco debba avvenire almeno un’ora prima o due ore dopo i pasti: lo stomaco deve essere effettivamente vuoto. Per altri farmaci invece è raccomandata un’assunzione durante un pasto per assicurare un corretto e ottimale assorbimento del farmaco.

ATTENZIONE A COSA SI BEVE

L’acqua a temperatura ambiente è senza dubbio il liquido ideale col quale ingerire i medicinali. Tra l’altro assumere farmaci senza bere è un errore poiché i liquidi svolgono varie azioni utili:

• impediscono l’eventuale adesione tra il farmaco e le mucose dell’esofago o dello stomaco

• facilitano il suo dissolvimento e il passaggio all’intestino;

• riducono il rischio di irritazioni gastrointestinali.

Meglio inoltre evitare acqua o bevande troppo calde o fredde, in quanto alterano la velocità di transito nello stomaco (calde lo rallentano, fredde lo accelerano). Ci sono poi alcune bevande che sono sconsigliate. Ad esempio l’interazione tra succo di pompelmo ed alcuni farmaci è nota da tempo. Questo agrume contiene delle sostanze che alterano l’effetto dei farmaci ed è per questo che è meglio non assumerlo con molte terapie. Inoltre spesso si tende a trascurare l’interferenza tra piante medicinali e farmaci, con riferimento non solo ai prodotti fitoterapici che abbiano una certa attività terapeutica, ma anche a tisane o infusi, che contengono molecole capaci di interferire con vari farmaci. Ricordiamo, ad esempio, l’interferenza dell’iperico o erba di San Giovanni.

Per non correre rischi, è sempre bene chiedere consiglio al medico, anche quando necessitiamo di assumere sostanze apparentemente innocue.

Effetti collaterali della cura

I pazienti talassemici devono rendersi conto che sono curati per una malattia seria con cure efficaci. Scarsa comunicazione e informazione inadeguata ai pazienti possono indurre all’inosservanza della terapia. I pazienti devono inoltre sapere che ogni medicinale, anche se preso per bocca, può produrre effetti collaterali. Spesso, a causa di tali effetti, il paziente interrompe o sospende temporaneamente il proprio farmaco. Occorre sapere che la maggior parte degli effetti collaterali tende a diminuire o perfino a sparire con il passare del tempo e che il proprio medico può aiutare a gestire effetti collaterali senza compromettere l’efficacia della cura. Senza l’informazione e il sostegno necessari, un paziente a cui compaiono effetti collaterali e non riesce a sopportarli, commette un grave errore se decide autonomamente di:

• diminuire la dose;

• interrompere la cura per alcuni giorni o per sempre;

• curarsi da solo con altri medicinali.

Queste decisioni possono avere serie conseguenze per il paziente e mettere a rischio la sua sopravvivenza, poiché queste pratiche sicuramente riducono l’efficacia della cura.

È NECESSARIO SAPERE…

La talassemia rimane una malattia seria, che deve essere curata molto attentamente, affinché i pazienti abbiano le migliori possibilità di vita. Il mancato rispetto della cura farmacologica può avere serie conseguenze:

• minore efficacia della cura;

• comparsa di altri sintomi o malattie a causa di interazione di medicinali o discontinuità di cura;

• sviluppo di complicanze anche molto gravi;

• ospedalizzazione;

• morte

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