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La Fondazione - Progetti e Impegni Scientifici
Le Per gli aspetti clinici il progetto denominato "Linee Guida per il
Trattamento della Talassemia e delle sue Complicanze" coordinato dal
Prof. Gemino Fiorelli e dal Prof. Calogero Vullo ha consentito, già nel
1998, attraverso il lavoro svolto da tre gruppi di lavoro composti dai
migliori specialisti italiani, di elaborare una guida completa e dettagliata
al trattamento della malattia e delle maggiori complicanze cardiache,
epatiche ed endocrine, rivolta ai medici curanti.
Le Linee Guida sono state pubblicate e diffuse a tutti i Centri di Cura e,
sempre a cura della Fondazione, sono in continuo aggiornamento.
Una elaborazione delle Linee Guida è stata adottata anche dal T I F (Thalassemia
International Federation) ed integrata con il contributo di specialisti ed
esperti internazionali per la stesura del volume, in lingua inglese,
“Guidelines for the Clinical Management of Thalassemia” che è stato
diffuso in tutti i paesi interessati. Lo stesso volume nel 2003 è stato
tradotto in lingua italiana a cura della S.O.S.T.E (Società per lo Studio
della Talassemia e delle Emoglobinopatie) e della Fondazione, ed è stato
edito a stampa e distribuito a tutti i Centri di Cura ed a tutti gli
interessati con il contributo della Fondazione.
Con il sostegno dalla Fondazione e la collaborazione del Consorzio per le
Valutazioni Biologiche e farmacologiche di Pavia è stato condotto a termine
uno “studio sulle cause di morte nel talassemico” e sulla loro
prevenzione che ha visto impegnati in particolare i cardiologi ma anche gli
altri specialisti coinvolti nello studio delle complicanze della malattia.
Tale studio, ha avuto un importante riscontro pratico nella elaborazione di
un aggiornamento delle Linee Guida Cardiologiche.
L’importanza della “compliance alla terapia” ed il valore di un
atteggiamento psicologico favorevole hanno indotto la Fondazione a ricercare
un approfondimento su tali problematiche e, con la collaborazione dell’Unità
di Ricerca e Metodologia, Consorzio per le Valutazioni Biologiche e
Farmacologiche – Pavia, e con il Dipartimento di Scienze Pedagogiche,
Psicologiche e Didattiche dell’Università degli Studi di Lecce, nel 2004 è
iniziato uno studio specifico, promosso dalla Fondazione e curato da A.
Lorenzo, M. Felisi e A. Ceci.
Dal 2003 in tal senso è stata instaurata, inoltre, una stretta
collaborazione con la S.O.S.T.E per l’aggiornamento, per argomenti specifici
ed in forma monografica, delle Linee Guida. Nel 2004 sono state pubblicati
gli aggiornamenti delle Linee Guida Cardiologiche; nel corso
dell’anno 2005 saranno elaborati gli aggiornamenti e verranno pubblicate
le Linee Guida per la Talassemia Intermedia, le Linee Guida Epatologiche, le
Linee Guida per le Problematiche dell’Osteoporosi, le Linee Guida per le
Problematiche psico-sociali.
Altro esempio significativo di impegno scientifico e sociale é quello legato
al lungo cammino che ha portato al riconoscimento ed alla
commercializzazione del farmaco chelante orale Deferiprone da parte dell'EMEA
ed alla conseguente commercializzazione in Italia. La complessità del tema
ha richiesto un'azione su vari piani. Per l'aspetto clinico é stato portato
avanti un protocollo di studio presso l'Ospedale per le Microcitemie di
Cagliari, coordinato dal Prof. Renzo Galanello, per la sperimentazione
multicentrica del farmaco che ha consentito una valutazione approfondita
dell'efficacia e della sicurezza del Deferiprone. Sul piano più strettamente
sociale, la Fondazione ha stimolato in modo significativo le scelte da parte
del Ministero della Sanità contribuendo inoltre al finanziamento ed alla
stretta collaborazione con il Registro Nazionale per l'Uso Controllato
del Deferiprone di Genova.
La Fondazione ha inoltre finanziato uno studio, proposto dal Comitato
Internazionale per la Sicurezza del Deferiprone. che ha valutato la
progressione della fibrosi epatica associata all'uso del Deferiprone,
attraverso l'analisi delle biopsie epatiche dei pazienti inseriti nel
protocollo di uno studio multicentrico. Tale lavoro ha rappresentato un
passo importantissimo per il chiarimento di uno degli aspetti più
controversi sulla sicurezza del farmaco.
Da circa due anni è inoltre avviato lo studio-controllo multicentrico
sull’uso combinato/alternato deferiprone-deferoxamina che, con il
supporto della Fondazione, vede impegnato come coordinatore il Prof. R.
Galanello di Cagliari.
Nei primi mesi del 2005, con il contributo della Fondazione, si è
concretizzata la realizzazione ed è stato installato, presso l’Ospedale
“Galliera” di Genova, il BIOSUSCETTOMETRO, nuova apparecchiatura che
si affianca allo SQUID ed alla RMN nella valutazione quali-quantitativa dei
depositi di ferro parenchimale con metodo non invasivo. L’apparecchiatura,
ormai in fase di validazione sugli ammalati, è stata progettata dal Prof.
Mauro Marinelli dell’Università di Genova nel laboratorio dell’Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare. Il responsabile clinico del progetto è il
Dott. G.L. Forni, direttore del Centro della Microcitemia e Anemie
Congenite, Ospedale Galliera, Genova.
Nuove prospettive per la valutazione dei depositi di ferro con la
metodica RMI T2* vengono oggi valutate mediante uno studio finanziato
interamente dalla Fondazione “L.Giambrone”. Lo studio, iniziato nel 2004,
coinvolge la S.O.S.T.E, il CNR di Pisa (Laboratorio di Risonanza
Magnetica, Istituto di Fisiologia Clinica), ed i Dipartimenti di Cardiologia
e di Radiologia dell’Università degli Studi di Palermo. Il progetto di
ricerca è innovativo e molto importante, sia per una corretta valutazione
dei depositi di ferro parenchimale sia per lo studio delle conseguenze in
particolare sulla funzione cardiaca e sull’analisi di efficacia dei farmaci
chelanti. I risvolti clinici sono indubbiamente rilevanti ed aiuteranno
certamente nella gestione dei pazienti. Per la prima volta è stata
documentata in vivo, non invasivamente, la presenza di fibrosi miocardica in
una significativa percentuale di pazienti. Ulteriori studi sono
indubbiamente necessari per comprendere le cause della fibrosi nella
popolazione talassemica e valutarne le implicazione prognostiche ma
certamente i risultati acquisiti consentono una migliore e più accurata
valutazione delle condizioni cardiologiche ed un più agevole monitoraggio
dei pazienti.
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