A meno di un anno dalla scomparsa del Professor Antonio Cao, muore un altro medico in prima linea nella lotta contro la talassemia: Renzo Galanello, direttore dell’Ospedale per le microcitemie e della Seconda clinica pediatrica dell’Università di Cagliari.
Renzo Galanello, si è dedicato con grande tenacia, abnegazione e successo alla lotta contro la talassemia. E’ morto all’età di 65 anni a causa di una malattia. Credeva nella possibilità di offrire ai pazienti sardi cure efficaci, anche attraverso la terapia genica. Ne valutava rischi e vantaggi con lo scrupolo dello scienziato e la consapevolezza di avere tra le mani vita e speranze di centinaia di persone.
Prima allievo e poi successore del grande maestro lascia un vuoto incolmabile fra i suoi amici e colleghi e la sua dipartita è una grande perdita per la talassemia in Sardegna.
Angela Iacono
Con sentenza n. 2506 del 9 maggio 2013 il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello, promosso da alcuni danneggiati nei confronti della sentenza del TAR Lazio n. 5178/2012, con la quale il giudice di primo grado aveva respinto la richiesta di annullamento del decreto n. 132/2009 (c.d. Regolamento sulle transazioni), atto con il quale il Ministero della salute, di concerto con quello dell’Economia e Finanze, aveva stabilito i criteri generali di accesso alle transazioni.
L’art. 2 comma 2 del Regolamento stabilisce che “per la stipula delle transazioni si tiene conto dei principi generali in materia di prescrizione del diritto”.
Secondo il Consiglio di Stato tale norma è “persino ovvia nel richiamare i principi generali del codice civile in materia di prescrizione”, con la conseguenza che, “in una logica transattiva che presuppone per definizione una res dubia, l’amministrazione non può non valutare preliminarmente se il diritto invocato e/o l’azione proposta siano o meno estinti per intervenuta prescrizione”, essendo “la prescrizione … un istituto generale la cui applicazione” nelle transazioni sarebbe “imposta, prima ancora che dal DM qui impugnato, dal Codice civile”.
A questo punto ciascun danneggiato, alla luce della propria specifica posizione processuale, dovrà valutare con il suo legale se e… Continua a leggere
TAR Lazio (Sez. Prima Quater) sentenza n. 4033/2013 del 22/04/2013
Il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria aveva rigettato l’istanza di trasferimento di un proprio dipendente ex art. 33, comma 5, legge n. 104/1992, per ritenuta insussistenza del requisito della continuità della prestazione assistenziale nei confronti della nonna disabile.
Il dipedente aveva impugnato il provvedimento avanti al Tar Lazio chiedendone l’annullamento.
In primis il Tar evidenzia che la ratio dell’articolo 33, comma 5 è quella di tutelare il rapporto assistenziale, in atto con carattere di continuità, nel presupposto che lo stesso esprima valori di solidarietà familiare e umana aventi fondamento costituzionale.
L’interpretazione letterale e logica della disposizione dell’articolo 33, secondo il Tar, impone di escludere tra i suoi presupposti, la inesistenza di altri familiari che possano prestare la dovuta assistenza al congiunto o la impossibilità da parte di questi congiunti di prestarla, cioè la cd. esclusività della relazione assistenziale, tuttavia, quest’ultimo requisito è stato introdotto, sia pure con una tecnica normativa a dir poco infelice, dall’articolo 20 della legge n. 53/2000.
E’ indubbio, sottolinea il Tar, che attualmente, proprio alla luce delle modifiche normative intervenute, possa affermarsi, sul piano generale che, per usufruire del diritto al trasferimento nella sede più vicina alla residenza… Continua a leggere
La Legge 25 febbraio 1992 n. 210 e successive modifiche prevede la corresponsione da parte dello Stato di un indennizzo a favore, tra l’altro, di soggetti danneggiati irreversibilmente nella loro integrità psico-fisica, a causa di HIV o epatite contratte con trasfusioni di sangue o emoderivati.
Il presupposto dell’indennizzo de quo per i soggetti emotrasfusi, come ribadito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 293/2011, è rappresentato anche dall’insufficienza dei controlli sanitari, nel settore della distribuzione del sangue, controlli tuttora di competenza dello Stato.
La circostanza che il contagio sia dovuto a mancati o insufficienti controlli sul sangue e gli emoderivati utilizzati per uso terapeutico consente al danneggiato di chiedere, in sede civilistica, anche il ristoro dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, conseguentemente subiti.
La responsabilità del Ministero della Salute nella diffusione di sangue e/o di emoderivati infetti, del resto, è stata acclarata da plurime sentenze emesse da diversi Uffici Giudiziari.
A seguito delle molteplici sentenze di condanna subite, nel 2004 il Ministero della Salute ha concluso una transazione con circa 800 danneggiati emofilici (numero comprensivo di danneggiati viventi e di eredi di danneggiati deceduti), i quali avevano avviato un giudizio risarcitorio nei confronti dello stesso Dicastero.
L’art. 1 comma 1 del… Continua a leggere
Cassazione Civile sezione III sentenza n. 9148/2013
Il Ministero della Salute aveva proposto ricorso per Cassazione contro l’erede di un danneggiato che aveva ottenuto sentenza favorevole dalla Corte d’Appello in relazione al riconoscimento del diritto all’assegno una tantum previsto dall’art. 2, comma 3, della legge 210/92.
Il congiunto dell’erede, affetto da insufficienza renale cronica trattata sin dal 1974 con dialisi, aveva contratto una epatopatia cronica virale (HCV) che ne aveva determinato il decesso.
In primo grado la domanda dell’erede era stata respinta, in quanto il contagio era avvenuto attraverso il trattamento di dialisi, trattamento che non era stato giudicato riconducibile alla fattispecie legale giustificativa dell’indennizzo.
La Corte d’Appello aveva ribaltato poi l’esito del giudizio considerando, invece, il contagio da emodialisi indennizzabile ex lege 210/92.
Orbene, la Suprema Corte osserva, in primis, che la sezione lavoro della stessa Cassazione (Cass. n. 17975/2008) si è già espressa negativamente sul punto affermando che: “Ove si ipotizzi che la macchina destinata a “ripulire” il sangue dell’emodializzato sia sporca per altre sostanze lasciate da altro paziente, la fonte del risarcimento del danno non sarà la L. n. 210 del 1992, ma la responsabilità contrattuale per danni che lega l’azienda ospedaliera al paziente”. La succitata sentenza… Continua a leggere
Lo scorso mese di marzo la Fondazione Giambrone ha ospitato un bambino talassemico macedone di soli trenta mesi.
Il bimbo è venuto in Italia accompagnato dalla madre che ci aveva rivolto un accorato appello.
Il piccolo ha effettuato un ceck up completo presso il Centro di riferimento Regionale Cardarelli, a tal riguardo ringraziamo sentitamente il Dott. Aldo Filosa per la Sua grande disponibilità.
Alla madre del bimbo, prima della partenza, è stata consegnata una dettagliata relazione, contenente, tra l’altro, le raccomandazioni indirizzate ai medici curanti del piccolo, le linee guida ed i protocolli.
Purtroppo, questo episodio ha evidenziato che il protocollo in materia è disatteso anche nelle norme basilari, come, ad esempio, in relazione all’emoglobina pre trasfusionale, alla chelazione ecc….
Siamo consapevoli che non saranno certo la relazione o le raccomandazioni consegnate alla madre del piccolo a mutare la situazione, prendendo spunto da questo caso, abbiamo, pertanto, deciso di interessare il nostro membro TIF ai fini di un possibile intervento dell’organizzazione internazionale.
Angela Iacono
Come anticipato nella news del 23/03/2013 pubblico l’articolo di approfondimento sulla sentenza della Cassazione sulla sussistenza del requisito reddituale per la pensione di inabilità civile.
Sentenza Cassazione sezione lavoro n. 7320/13 del 22/03/2013
La sentenza qui commentata riguarda la vexata quaestio dei limiti reddituali delle pensioni di inabilità civile.
Ricordiamo che, proprio ai fini del calcolo del requisito reddituale, nella recente circolare Inps n. 149/2012, l’Istituto aveva preso a riferimento, per gli invalidi civili al 100%, oltre al reddito personale anche quello del coniuge del disabile.
Invero, dopo le proteste delle associazioni di disabili, dei sindacati e l’intervento del Ministro Fornero, che aveva chiesto un approfondimento, l’Inps, con il messaggio n. 717 del 14/01/2013, aveva stabilito che: “In attesa della preannunziata nota ministeriale a chiarimento della complessa materia dei limiti reddituali delle pensioni di inabilità civile ed in considerazione di una interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 12 e 13 della legge n. 118/1971, si ritiene di non modificare l’orientamento amministrativo assunto a suo tempo dal Ministero dell’Interno (circ. Ministero dell’Interno n. 5 del 20.6.1980) e successivamente confermato nel tempo da questo Istituto all’atto del subentro nella funzione di erogazione delle provvidenze economiche per le minorazioni civili.”
Conseguentemente l’Inps, sia nella… Continua a leggere
Corte Costituzionale sentenza n. 40/2013, depositata il 15/03/2013, pubblicata nella G.U. n. 12 del 20/03/2013
Con ordinanza del 31 maggio 2011, il Tribunale di Urbino aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in riferimento agli articoli 3, 32 e 117, primo comma, della Costituzione, nella parte in cui subordina la concessione della indennità di accompagnamento al possesso della carta di soggiorno e, dunque, anche al requisito della durata del soggiorno medesimo nel territorio dello Stato.
Con ordinanza del 27 settembre 2011, il Tribunale di Cuneo aveva parimenti sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, per contrasto con l’art. 117 Cost., nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione, agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, della pensione di inabilità civile di cui all’art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 e dell’indennità di accompagnamento di cui all’art. 1 l. 11 febbraio 1980 n. 18, e per contrasto con gli artt. 2, 3, 29, 32 e 38 della Costituzione nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno… Continua a leggere
Cassazione civile sez. VI sentenza n. 4836 del 26 febbraio 2013
La sentenza qui commentata riguarda la vexata quaestio della legittimazione passiva in tema d’indennizzo ex lege n. 210/92, indennizzo che si configura quale diritto soggettivo ad una prestazione economica a carattere assistenziale (Cass. sez. un., n. 10418/2006), riconosciuto a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie o di emotrasfusioni e somministrazioni di emoderivati.
Invero, qualche anno dopo l’introduzione del suddetto beneficio, le funzioni ed i compiti in materia di indennizzo furono trasferiti dal Ministero della Salute alle Regioni e, talvolta, le leggi regionali operarono un ulteriore trasferimento delle funzioni amministrative alle aziende sanitarie locali.
La legittimazione passiva in ordine alle controversie in materia d’indennizzo al momento dell’introduzione dello stesso era certamente del Ministero della sanità, successivamente al succitato trasferimento la giurisprudenza s’interrogò su come avessero inciso i provvedimenti di trasferimento in ordine alla legittimazione in giudizio.
Nella sentenza qui commentata il Ministero della salute, soccombente nel giudizio di appello, in relazione alla domanda di una danneggiata volta ad ottenere l’indennizzo, ricorre in Cassazione negando la propria legittimazione passiva che viene individuata nella Regione.
La Cassazione in primis evidenzia le proprie precedenti pronunce… Continua a leggere
La Cassazione sezione lavoro con la recente sentenza n. 7320/13 del 22/03/2013 ha stabilito che : “Deve …… ritenersi giuridicamente corretto l’orientamento ermeneutico ……….. in base al quale, ai fini dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale per l’assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civili assoluti, di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 12, assume rilievo non solamente il reddito personale dell’invalido, ma anche quello (eventuale) del coniuge del medesimo, onde il beneficio va negato quando ……….. l’importo di tali redditi, complessivamente considerati, superi il limite determinato con i criteri indicati dalla norma in parola”.
Rilevando che le Associazioni dei disabili ed i Sindacati stanno già chiedendo un intervento legislativo sul punto, segnalo che pubblicherò nei prossimi giorni un articolo dettagliato sulle motivazioni della succitata sentenza, sentenza nella quale la Suprema Corte ha escluso i presupposti di un intervento delle Sezioni Unite, ha dichiarato l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 14 septies, quinto comma, della legge n. 33/1980 in relazione agli articoli 3, 29, 31, 32, 38 della Costituzione ed affermato l’irrilevanza della difforme prassi applicativa adottata in sede amministrativa dall’Inps.
Avvocato Sabrina Cestari

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